
Autore: Biagio Reina
Data di pubblicazione: 14 giugno 2024
Dallo Stato sociale al Welfare mix
Andremo in pensione? Chi pagherà le nostre pensioni? La sanità pubblica non c’è più….
Le politiche sociali, sono l’insieme degli interventi pubblici che va ad occuparsi di bisogni sociali e delle condizioni di vita, come nascita, maternità, istruzione, abitazione, vecchiaia e che protegge i cittadini da rischi (quali malattia, invalidità, infortuni). Il sistema di politiche sociali rappresenta lo Stato sociale che ha l’obiettivo di preservare il benessere (welfare) dei cittadini, secondo i valori riconosciuti da una determinata società e riflessi in diritti, norme e standard riconosciuti. La priorità del sistema di stato sociale o welfare state, è di liberare ogni cittadino dallo stato di bisogno, perché possa partecipare attivamente alla vita del Paese. Il sistema italiano ha radici profonde, nate con l'Unità d'Italia: fino ai primi decenni del ‘900, si è assistito alla fondazione dello “Stato Sociale”. Il dopoguerra ha visto una fase di espansione, come espressione di una condivisa domanda di solidarietà sociale, per l’evoluzione della società, verso l’industrializzazione e una diversa domanda di diritti e di tutele, per nuove categorie deboli (limitazione degli orari lavorativi, dell’abuso del lavoro di donne e bambini, assicurazione per gli infortuni invalidanti). Dopo la crisi negli anni '70-'80, l’evoluzione ha guardato molto alla sostenibilità fiscale soprattutto dagli anni '90, l’emblema ne è la Riforma della pensione pubblica, (Riforma Dini), dunque al passaggio da un sistema retributivo (la pensione è un percentuale degli ultimi stipendi) ad uno retributivo, in cui la pensione è calcolata sui contributi, effettivamente versati. L'articolo 38 della Costituzione italiana è il pilastro del nostro sistema: riconosce il diritto, a chi non abbia mezzi adeguati, ad essere sostenuto per le proprie esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità, vecchiaia o disoccupazione involontaria. L’assistenza sociale tutela da perdita di capacità lavorativa, per fatti non solo lavorativi; la previdenza sociale interviene a sostegno degli inabili al lavoro o carenti dei mezzi necessari, per poterlo svolgere, non solo invalidità, ma anche pensionamento. Le recenti legislazioni hanno continuato a modellare la sicurezza sociale, come un sistema integrato di interventi e servizi sociali, per garantire la qualità della vita, pari opportunità, gestire i fabbisogni individuali o familiari, prevenendo condizioni di indigenza assoluta, cercando di far quadrare in conti pubblici e di mantenere livelli di servizio adeguati. Nel corso degli anni, i requisiti per avere le prestazioni divengono via via più stringenti e sempre più spesso i livelli di servizio appaiono più carenti, insomma la coperta è molto corta: i beneficiari sono selezionati, per tenere conto delle proprie possibilità di spesa, per garantire la sostenibilità nel tempo dei livelli di protezione; si ha l’impressione che la logica contabile prevalga sulla copertura dei bisogni. Insomma, il modello pubblico si sta ritraendo, responsabilizzando sempre di più i privati in un sistema di welfare mix, con sempre meno Stato ed una sua partecipazione indiretta, con incentivi fiscali, a chi sta pianificando di usare risorse proprie per il Welfare Privato. L’allungamento della vita e i tempi più lunghi di entrata nel mercato del lavoro sono alla base di questa tendenza, che vede da un lato l’aumento della spesa, soprattutto sanitaria, e meno risorse pubbliche a sua copertura. Una economia che cresce meno (negli ultimi 10 anni la media annua è stata dello 0,65%), determina minori entrate fiscali e un maggior calo delle prestazioni, in particolare delle pensioni. Il sistema previdenziali pubblico, infatti, stabilisce che i contributi versati siano “rivalutati”, abbiano un “rendimento”, in base alla crescita dell’economia italiana. Nel 2014 e nel 2021, le rivalutazioni sarebbero state addirittura negative, se per legge non fosse previsto un minimo all’1% (da compensare però in periodi positivi). Una minore crescita di quanto accumulato non può che portare una pensione più bassa, a parità di condizioni lavorative. il dato di fondo è la necessità sempre più urgente, di valutare la propria situazione, per capire se sia necessario intervenire e in che modo farlo, per difendere la propria famiglia e mantenere lo stesso tenore di vita, in ogni fase, soprattutto dopo la pensione. La prenderemo tutti; ma quando? Quanto prenderò rispetto lo stipendio? Quali i primi passi? Capire dove siamo e dove stiamo analizzando entrate e uscite, presenti e future, il proprio patrimonio, predisponendo un vero e proprio “bilancio”. Mettere in evidenza le proprie necessità oggettive, ciò che può cambiare futuro, in base ai propri progetti, sogni o aspirazioni. Non si potrà perder di vista, la sicurezza e la protezione, da rischi propri della struttura del proprio nucleo familiare, da eventuali impegni finanziari, figli che studiano o che già sono autonomi economicamente o altro. Il tutto con l’idea del raggiungimento del benessere e della serenità, della prosperità economica, secondo i mezzi a disposizione. Acquisire informazioni complete, per delineare il quadro di tutele è il primo passo per capire, come integrare il welfare pubblico, con scelte consapevoli. Le elaborazioni sono molto personalizzate: cosa spetta dal sistema pubblico, dalla propria posizione privata, senza trascurare le preferenze, i progetti futuri. L’appartenenza all’una o ad altra categoria professionale, può fare la differenza: il contributo di schemi di welfare aziendale, che prevedono la contribuzione integrativa dei versamenti verso fondi pensione e simili (c.d. contributo datoriale), o ad altri sistemi assistenziali privati, incide molto sulla valutazione. Differenze nell’accesso al TFR, durante la carriera lavorativa, o al suo termine (differenze dipendenti del settore pubblico e dipendenti privati), può essere un elemento chiave per la valutazione delle soluzioni più idonee, alla luce dell’assetto patrimoniale presente e futuro. In conclusione, il sistema di sicurezza sociale italiano e le implicazioni che può avere sulla nostra vita, devono essere esaminate, con l’idea di misurare le effettive esigenze per evitare di sottovalutare, di banalizzare, e rischiare di avere una protezione, non sufficiente a tutelarci, o comunque non in linea con il grado di sicurezza e di benessere generale desiderato. In fondo non è proprio la sicurezza e tranquillità il motivo per cui, stiamo attenti ad avere risparmio, qualcosa da parte a cui attingere?Perchè non farlo con metodo e valutando le opportunità, davvero generose come incentivi fiscali?
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